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Il processo di incisione dei cliché in fotopolimero e acciaio per tampografia - Comec Italia
14,Jan

Il processo di incisione dei cliché in fotopolimero e acciaio per tampografia

Una guida pratica che illustra nei dettagli la produzione dei cliché per la tampografia redatta con la consulenza dei migliori tecnici del settore*

 

Chiunque abbia a che fare con la tampografia a livello professionale è d’accordo con questa affermazione: un cliché fatto bene consente di ottenere un’ottima risoluzione di stampa per un numero notevole di ripetizioni.

La base da cui partire per produrre un cliché, sia in fotopolimero che in acciaio, è la pellicola. Si tratta di una stampa accurata in colore nero su un film trasparente (massima trasparenza possibile, meno di 0,06 log) dotato di una superficie mattata, cioè opaca. Vi sono apposite stampanti per ottenerla, dette fotounità, che producono pellicole ad alta definizione. È però anche possibile eseguire queste stampe con stampanti inkjet o laser, avendo cura di osservare alcuni accorgimenti per ottenere risultati adeguati. La cosa più importante è che il colore sulla pellicola sia nero coprente, con densità di annerimento superiore a 3,50 log. Il motivo è semplice: poiché infatti stiamo lavorando con un materiale fotosensibile e ricavando il disegno/scritta /logo da stampare proprio dalla zona che non viene impressionata dalla luce, la pellicola in quelle zone deve essere nera al punto da non fare passare la luce, altrimenti il procedimento verrebbe vanificato.

L’incisione per la stampa tampografica può essere realizzata su lastre di fotopolimero (nylon) o su lastre di acciaio. In generale possiamo dire che le lastre in nylon permettono di ottenere una maggiore risoluzioneUnknown-9, quelle in acciaio durano di più nel tempo, sono più resistenti e consentono di stampare più pezzi con la stessa lastra, hanno cioè un minore ricambio.

Per incidere una lastra in fotopolimero, cioè un polimero sensibile alla luce (raggi UV), dobbiamo lavorare in un ambiente a luce gialla di sicurezza.

La prima fase del processo di incisione prevede il posizionamento della pellicola con il disegno da stampare sulla lastra, con la parte opaca ed inchiostrata a contatto con essa. Quindi si inseriscono le due parti nella camera di esposizione a lampade UV, dotata di vassoio di alloggiamento, telo in materiale plastico e pompa vacuum che garantisce una perfetta adesione e pulizia della lastra, eliminando impurità e bolle d’aria. Si lascia in esposizione per 90 secondi.

Successivamente si ripete la stessa operazione, con un retino al posto della pellicola, nella stessa posizione: parte inchiostrata e opaca a contatto con la lastra. Il retino è un film che riporta in rilievo un fitto reticolato; ne esistono di diversi tipi, i più usati per il fotopolimero sono 120 linee 90%, 80L 90%, 54L 90%. Serve a fare sì che la superficie interna dell’incisione non sia completamente vuota, in modo da non contenere una dose eccessiva di inchiostro (regola quindi la quantità di inchiostro presente nel cliché). Infatti esso crea all’interno dell’incisione dei coni che la riempiono parzialmente. La scelta del retino adatto per la stampa che dobbiamo effettuare è la parte più complessa del lavoro. Se per esempio dobbiamo stampare su superfici assorbenti come stoffa o carta, è ideale il retino 54L 90%.

Anche questa volta il tempo di incisione è di 90 secondi. Regolando intensità del retino e tempo di esposizione si possono ottenere cliché ottimali per ogni tipo di materiale e di stampa. La regola di base da tenere presente è questa: più tempo si lascia la lastra in esposizione con il retino, meno profonda sarà l’incisione; meno tempo la si lascia, più profonda sarà l’incisione.

Dopo l’esposizione con il retino, la parte da incidere, che non ha preso luce, si trova in rilievo sulla lastra. A questo punto, si mette la lastra in un bagno di alcool 94 gradi con il 10% di acqua. Si fissa la lastra ad un piano magnetico che ruota su alcune spazzole all’interno del bagno; grazie a questo procedimento otteniamo la rimozione della parte in rilievo, e quindi la realizzazione dell’incisione vera e propria. Questo processo si può fare anche a mano con alcool e una spugna, ma la macchina garantisce uno spazzolamento uniforme e quindi un effetto più preciso. L’importante è non esercitare pulendo una eccessiva pressione. La temperatura dell’alcool deve essere di 20/25 gradi: lavorando a freddo la lastra non si inciderebbe.

Il cliché si pulisce con aria compressa. È buona norma a questo punto del processo mettere il cliché in forno ad una temperatura di 80 gradi per circa 10 minuti, e successivamente rimetterlo in esposizione ai raggi UV per altri 130 secondi.

Al termine, l’incisione deve essere visibile ma non percepibile al tatto. Questo perché come abbiamo accennato il retino deve “riempire” la superficie interna dell’incisione, e ha la funzione di “sostenere”, con i suoi coni appuntiti, il calamaio durante il suo passaggio, impedendo che “cada” all’interno dell’incisione e danneggi a lungo andare il cliché, e che “butti fuori” l’inchiostro (fenomeno dello scooping), che invece deve stare all’interno dell’area incisa, dove il tampone lo preleverà.

Comec Italia dispone di una gamma completa di bromografi, adatti per le esigenze di aziende di ogni dimensione, che permettono di eseguire tutte queste operazioni con una sola macchina: sono infatti dotati di camera di esposizione a raggi UV con di pompa di vuoto, vasca per l’incisione ad alcool e forno per l’essiccazione del cliché finito.

Il processo di incisione delle lastre in acciaio è anch’esso articolato e richiede forse un po’ più di tecnica e manualità. Se messo in pratica correttamente può portare a risultati notevoli.

Innanzitutto dobbiamo dire che esistono diversi tipi di lastre per cliché in acciaio: le lastre sottili, quelle spesse e i cilindri per le macchine rotative. Le lastre spesse sono più resistenti e consentono di produrre più pezzi prima di deteriorarsi.

Tutte le lastre d’acciaio per cliché devono essere rivestite di uno strato di Fotoresist. Il Fotoresist è una sostanza che viene facilmente rimossa dalla soda caustica se è stato precedentemente esposto a raggi UV e che invece è molto resistente al cloruro ferrico/persolfato di sodio se non è stata impressionata. Lo strato può bucarsi per l’eccessiva esposizione ai raggi UV.

Comec Italia fornisce lastre già sensibilizzate, ossia già ricoperte di Fotoresist e pronte per essere incise. In passato, si usavano principalmente due metodi per stendere il Fotoresist sulle lastre: per immersione sulle lastre sottili e mediante centrifuga su quelle spesse. Questo tipo di lastre deve essere inoltre sottoposto ad un processo di lappatura, cioè una levigatura con polverbr100me abrasiva in una soluzione oleosa che avviene attraverso la rotazione del pezzo e rende la superficie dell’acciaio perfettamente liscia. Poi il pezzo viene lavato e sgrassato con una soluzione alcalina.

Una volta preparate alla perfezione le lastre, possiamo iniziare il processo di incisione. Esistono due diversi processi di incisione per le lastre in acciaio: quello ad acqua e quello a solvente. All’inizio si procede come nel caso del fotopolimero: la prima esposizione ai raggi UV si esegue appoggiando la pellicola sulla lastra, dalla parte opaca e inchiostrata. Il tempo di esposizione per l’acciaio è di 150 secondi.

Poi si ripete l’esposizione con il retino. Il retino per le lastre in acciaio ha più varietà di scale; ce ne sono vari da 85, 80L 90% fino a 70L 70%. Anche qui l’esposizione dura 150 secondi e vale tutto quello che abbiamo detto per l’esposizione con retino delle lastre in fotopolimero.

Lo sviluppo si può effettuare in due modi: all’interno di una macchina a rulli che sottopone la lastra a getti di carbonato di sodio e acqua, oppure con una soluzione di sviluppo a base solvente.

Nel primo caso, gli spruzzi della macchina eliminano la parte non impressionata dalla luce, incidendola. Poi si pulisce il cliché con acqua fredda e cotone e con l’ausilio di un microscopio si controlla che non ci siano difetti né buchi nello strato di Fotoresist. Essi possono essere corretti con un apposito pennarello o con una punta d’acciaio, se si trovano troppo vicini all’incisione.

Dopo la correzione si fa passare la lastra in una macchina a rulli con getti di persolfato di sodio (o cloruro ferrico) a 27 gradi. Dopo questa fase i puntini del retino, se lo sviluppo è riuscito, dovrebbero essersi trasformati in coni appuntiti: lo verifichiamo al microscopio ed eventualmente ripetiamo il passaggio, per pochi secondi.

A questo punto si pulisce il cliché e lo si mette a bagno per qualche minuto nella soda caustica. Questa sostanza scioglie la patina di Fotoresist, che si potrà così togliere facilmente dalla lastra: il cliché è pronto per essere lucidato con olio e confezionato prima dell’utilizzo.

Se invece sviluppiamo con la soluzione, si spruzza la lastra con essa e poi si attende una decina di secondi; quando si inizia a vedere la grafica occorre aggiungere altro solvente finché essa non risulta chiara e senza aloni. Poi la lastra va asciugata con aria compressa e messa in forno per circa 20 minuti a 80 °C. Questo passaggio in forno è molto importante ed è ciò che differenzia i due procedimenti. Successivamente, avremo il passaggio nella macchina con getti di persolfato di sodio, dopo il quale la lastra va fatta essiccare per altri 20 minuti. Infine la si pulisce con solvente per togliere lo strato di Fotoresist, e il cliché è pronto.

Comec Italia mette a disposizione delle aziende clienti l’esperienza e la maestria dei propri tecnici: se volete produrre da voi i vostri cliché, mostrandovi nel dettagli tutti i processi e fornendo assistenza, se invece preferite avere cliché già incisi, il reparto fotoincisione provvederà a farlo per voi, con velocità e professionalità.

 

 

*si precisa che tutte le procedure descritte sono funzionali alle nostre condizioni di lavoro; tempi e temperature pertanto sono puramente indicativi e andranno adeguati al contesto in cui si mettono in pratica; l’esecuzione delle procedure si svolge in ogni caso sotto la completa responsabilità degli utilizzatori.